Una lettura interessante per chiunque voglia approfondire le radici della violenza.
Siamo continuamente esposti ad essa e ai suoi effetti; la nostra specie è in grado di torturare, di minacciare e di uccidere e allora non ci rimane che provare a capire cosa muove questa violenza.
Sono le pulsioni innate che ci guidano e che devono essere necessariamente scaricate?
L’”Altro” deve essere il bersaglio dei nostri impulsi?
L’autrice va oltre queste teorie e abbraccia il pensiero secondo cui “l’uomo non è intrinsicamente distruttivo”, per cui non ha bisogono di aggredire e uccidere, ma al contrario vi è un bisogno l’uno dell’altro ed esiste una tendenza alla cooperazione, “che poi gli uomini lo facciano o meno, dipende da come vengono (sono stati) trattati” (Bolwby).
E’ dunque necessario riconoscere l’importanza delle relazioni sugli isitinti. Abbiamo bisogno dell’altro per ricevere affetto, sostegno e riconoscimento, ma è fondamentale sapere che il come siamo stati accuditi, cresciuti si ripercuote nelle nostre relazioni.
Ecco il perchè di questo titolo “Dal dolore alla violenza” dove l’autrice dimostra che il trauma che è una “improvvisa interruzione dell’interazione umana” (Lindemann) genera sentimenti di impotenza e vulnerabilità, e modifiche sul piano psichico e biologico, può essere convertito in comportamento violento, distruttivo. De Zulueta collega la violenza all’effetto traumatico di un attaccamento danneggiato.
Occorre allora esplorare la sintonizzazione nelle relazioni con le persone di riferimento, la deprivazione nelle relazioni di attaccamento, di un “attaccamento andato male”.
